In libreria: 24 Gen 2008
pagine: 160
prezzo: € 10.00
Sconto 10%: € 9.00
ISBN: 9788874966561
"Anne-Sophie Brasme ci racconta il latente desiderio di suicidio delle ultimissime generazioni, la crudeltà della scuola, la mancanza di rapporti, la solitudine e l'abbandono."
L'Espresso
"In un'epoca in cui gli adolescenti sono mondi sconosciuti dentro universi familiari confusi, Anne-Sophie offre il lato oscuro della sua generazione."
Gioia
"Una scrittrice coraggiosa, severa, adulta per le verità che tocca, e che invece è nata sui banchi di scuola. Un acuto che rompe il vetro delle convenzioni generazionali."
Grazia
Anne-Sophie Brasme
La mia migliore amica
È la narrazione asciutta, essenziale, diaristica di un'adolescente, Charlène, che ripercorre dalla cella di una prigione tutta la sua vita, dalla prima infanzia fino alle ragioni di un gesto irreparabile e folle.
Il resoconto è sviluppato senza rimpianti, senza vittimismo, senza ironia, in modo asettico, lucido: a parlare è una voce ormai adulta che allude a una tragedia inevitabile. Ma oltre che una ricostruzione degli antefatti, compiuta con sapienti pause e dettagli, il romanzo è la descrizione di un'adolescenza "torturata", di una crescita difficile, di conflitti irrisolti, anzi nemmeno visti e affrontati, in un ambiente borghese "normale", (ma) vuoto di affetti, di valori e di calore.
Charlène - si intuisce fin dalle prime righe - chiusa in carcere ci si sente da sempre, disperatamente soffocata dal suo senso di inadeguatezza, dal suo disamore, soffrendo come molti coetanei solitudine, timidezza, insicurezza e angoscia all'idea di non essere accettata, amata, desiderata, ma incapace di affrontare e superare le problematiche "tipiche" dell'adolescenza in modo non deviato.
In questo deserto irrompe Sarah, coetanea bruttina ma carismatica, vitale, spigliata, seducente, capace di creare capannelli all'uscita della scuola (tutto sembrava appartenerle). Sarah conquista immediatamente l'ombrosa Charlène e le offre un'amicizia subito molto forte, fatta di confidenze profonde, di bisbigli e risate nella notte, di segreti e di consigli, ma anche di dipendenza e di un senso morboso e squilibrato di possesso (La sua ilarità, per me, era una vittoria interiore solo quando ero io a provocarla. Appena se ne incaricava un'altra persona, diventavo terribilmente gelosa.). Sarah è tutto ciò che Charlène vorrebbe essere, anzitutto libera e spregiudicata (Mi affascinava. La faccia tosta, la volubilità, il candore, ogni cosa m'incuriosiva. E, malgrado tutto, nessuno l'ha mai compresa meglio di me; la conoscevo a memoria, prevedevo ognuna delle sue reazioni, anticipavo i suoi umori spesso mutevoli. Eppure, per quanto mi sforzassi di cogliere questo carattere contraddittorio e straordinario, ammettevo anche con disperazione che mai avrei potuto essere all'altezza di quel che lei sperava da me.). Non alla sua altezza dunque - non di banale invidia si tratta -, ma all'altezza delle sue aspettative. Inadeguatezza, paura, fragilità, inconsistenza...: Charlène vive per l'amica, esiste solo nel suo sguardo (Lei mi ridava fiducia in me stessa, avevo l'impressione di vivere di nuovo. Diceva di me che ero una ragazza geniale e che mi sottovalutavo troppo, sosteneva che ero l'amica che aveva sempre cercato). Ma Sarah, che trascorre con Charlène un'estate meravigliosa, vibrante e piena di sole, parte sola per le nuove vacanze e torna diversa, o forse non torna affatto: al suo rientro, non è più la sua migliore amica, si comporta in modo ambiguo e crudele, la trascura, la manipola, la umilia, gioca con i suoi sentimenti, conoscendone paure e debolezze meglio di chiunque altro (Mi sentivo inutile, insipida. Se Sarah aveva saputo darmi un'identità due anni prima, mi aveva però privata della personalità. Ma di questo all'epoca non potevo rendermi conto.). Ed è così che, ossessionata dall'amica (L'amore che davo a Sarah era una passione perversa, dolorosa, ostinata. La follia mi rodeva. Detestavo la mia vita), disperata per averne perduto l'amore pur avendo trovato inaspettatamente quello del dolce Maxime, inconsapevole di sé e nel contempo lucida, Charlène pianifica e porta a termine l'assassinio di Sarah, rivalsa estrema e catarsi annunciata (Non fu un colpo di testa. Avevo calcolato tutto, previsto tutto, studiato tutto. Mi sentivo pronta), ritrovandosi poi, per la prima volta nella sua vita, libera e senza l'ombra di un rimorso (Più niente esisteva. Avevo appena creato il vuoto. Ma avevo vinto.).
Anne-Sophie Brasme è nata nel 1984. Vive vicino Metz. La mia migliore amica, il suo romanzo d'esordio, scritto a soli diciassette anni, è stato un caso editoriale, tradotto in diciassette lingue. Nel 2005 ha pubblicato il suo secondo romanzo, Le carneval des monstres.
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